«Volontario a chi?» Annotazioni sparse in preparazione al dibattito

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«EXPO, 800 nuove assunzioni in cambio di più flessibilità. Letta: “Modello nazionale”». Così titolava il 24 Luglio 2013 La Repubblica riguardo l’accordo siglato fra la società «Expo 2015» e le sigle sindacali. L’allora Presidente del Consiglio aggiungeva eloquentemente che «Expo si conferma un laboratorio per il paese e un volano per l’economia». Nel testo dell’articolo si tratta anche dei volontari: un esercito di 18’500 volontari che «dovranno dare informazioni ai turisti». Appena un anno dopo, la stessa società Expo 2015 nel proprio Programma volontari (nell’avviso pubblico scaricabile a fondo pagina datato 18 Giugno 2014) dichiarava che il Programma volontari «si prevede coinvolgerà più di 8’000 persone», con un evidente ridimensionamento delle aspettative.

Il volontariato in Italia è puntualmente normato dalla Legge quadro sul volontariato, la legge 266/91, che definisce l’attività di volontariato come «prestata in modo personale, spontaneo e gratuito tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà». Expo 2105 è una Società per Azioni, dunque a fine di lucro, dunque risulta incompatibile con lo «scopo solidaristico» richiesto dalla legge 266/91 alle organizzazioni erogatrici di attività di volontariato.

 

L’accordo siglato nel 2013, in particolare l’allegato 5, «Programma volontari del sito espositivo» tende a contraddirsi: da un lato specifica che, fra le altre cose, le attività dei volontari non potranno essere professionali e non potranno constare in «punti informazione o guide», dall’altro la prima e più consistente macro-categoria di mansioni dei volontari è definita «Accoglienza e orientamento del visitatore, partecipante, ospite e media». Le due mansioni, quella vietata e quella assegnata, risultano evidentemente piuttosto coincidenti e disvelano al meglio l’uso improprio del volontario in questo contesto: il fatto che il volontario non stia fermo dietro un bancone ma sia deambulante per gli spazi non cambia nella sostanza le sue mansioni che sono quelle proprie dell’assistente fieristico, che però non potrebbero essere svolte da un volontario come si deve premurare di scrivere nero su bianco la stessa società.

Vi è un’ulteriore contraddizione nel Programma volontari che non è difficile riconoscere: se il frame comunicativo studiato per convincere a diventare volontari fa ripetutamente riferimento alla acquisizione di «competenze e conoscenze uniche» o alla possibilità di «ampliare le tue conoscenze», insomma di impiegare il volontariato presso Expo come strumento di formazione e acquisizione di skills da spendere nel mercato del lavoro, l’attività di volontariato consta esclusivamente nel dare informazioni agli utenti, e non potrebbe essere altrimenti giacché qualsiasi attività di natura professionale è esclusa dalla normativa nazionale e dallo stesso accordo sopracitato: più che di acquisizione di competenze o esperienze che non possono essere acquisite, si dovrebbe allora piuttosto parlare di un contributo meramente quantitativo alla lunghezza del proprio cv. D’altra parte, uno degli elementi più rilevanti dell’accordo riguarda l’uso massiccio e ampiamente in deroga alle allora normative in materia di lavoro dello stage, che essendo a pieno titolo lavoro (pur scarsamente retribuito) è lo strumento adatto per l’acquisizione di competenze e skills.

 

Il video ufficiale, ripetiamo ufficiale, di promozione del programma volontari per Expo, da cui si può evincere che facendo il volontario ti devi svegliare presto, ma scoperai mangerai ambiguamente pizze con un sacco di gente, molesterai farai piedino con le tipe sulla metro (solo altre volontarie o qualsiasi pendolare? Qui non è chiaro), avrai tanti like, avrai tanti like, avrai tanti like, forse più di tua madre è leggenda. Però se sei una vecchia acquisirai anche nuove competenze, ovvero disimparare a mangiare il sushi con le bacchette.

 

Qual è, infine, lo scopo dichiarato del Programma volontari di Expo? Anche qui la confusione regna sovrana. Dalla sopracitata pagina ufficiale sul sito di Expo, la sua mission viene così descritta: «Il Programma Volontari per Expo Milano 2015, ha come scopo principale quello di permettere a tutti i cittadini, italiani e non, che vorranno essere parte di questo grande evento, di attivarsi nell’accoglienza e supporto per i visitatori e i partecipanti provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo, dando un chiaro ed evidente messaggio e immagine di integrazione [?!], universalità e solidarietà [?!?!], trasferendo i valori e i contenuti del tema, attraverso un’opera di informazione e sensibilizzazione.». Davanti all’incomprensibile legame fra un servizio di accoglienza e orientamento a degli utenti e la produzione di un’immagine di integrazione (de che?), universalità e solidarietà, l’unica chiarezza ed evidenza pare essere quella di trovarsi di fronte ad una supercazzola gigante con scappellamento a destra come fosse Antani, da far prostrare a terra il compianto Conte Lello Mascetti.

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Author: Redazione

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