Ultras carogna [?]

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A guardare solo la nuda e cruda finale di Coppa Italia di due giorni fa, probabilmente ci si indignerebbe per il fatto che “calciatori” come Tomovic e Ilicic giochino in serie A e addirittura una finale di Coppa.
Invece si è consumata una vera e propria tragedia nazionale.
Un mix esplosivo di elementi capaci di portare all’indignazione più totale: la solita violenza delle curve, che questa volta ha portato ad una sparatoria tra tifosi, lo Stato che chiede al mafioso ultras il permesso di giocare la partita, etcetera; roba da far derubricare dai telecronisti a un commento breve e striminzito, quasi inosservato, l’intonazione dei cori “lavali col fuoco”, veri protagonisti di moltissime indignazioni calcistiche di successo costretti a giocare qui il ruolo di mere comparse.
Si rende necessario quindi, dato il clima, di specificare due note metodologiche prima di proseguire oltre.
1 – E’ ovvio che si augura ai tre feriti, chiunque essi siano, di guarire al più presto e di non subire alcun danno permanente.
2 – Le Mafie sono una montagna di merda, i Mafiosi appartengono alle Mafie, ergo per proprietà transitiva i mafiosi sono una montagna di merda.
Fatte tali premesse metodologiche, si possono avanzare però alcune osservazioni.
Immediatamente, alla notizia della terribile sparatoria e conseguente ferimento di tre persone fra cui un codice rosso, si è attivato il frame della violenza fra curve, prima ancora che si fosse chiarita la vicenda. Poi, quando la questura ha dato notizia che non si trattava di violenza fra ultras bensì di una vicenda estranea al mondo calcistico, il frame dell’Ultras violento non ha vacillato, non si è messo in discussione, ha trovato subito altre vie: violenti e intollerabili sono diventati i fischi verso l’inno d’Italia. Criticabili o meno (Grillo li ha già incensati come segnale del crollo delle istituzioni verso la rivoluzione a 5 stelle), difficilmente un fischio è “violenza”, a meno di non interpretarlo come violenza “metaforica”, concetto tramite il quale sono state perpetrate ricordiamo le peggiori repressioni (fai violenza “metaforica” con un coro offensivo? Giusto aprirti la testa con un manganello per “reazione”). Ma mi fermo qui, che per proseguire a fondo in una fenomenologia delle masse e della criminalizzazione delle curve come capro espiatorio da sacrificare per ristabilire la percezione securitaria servirebbero ben altri spazi.
Un fenomeno ben peculiare e che ha colpito l’attenzione è la seconda ragione di scandalo. Immagine che ha colpito, per intenderci, non solo il popolo social, ma anche uno dei principali quotidiani sportivi spagnoli, per fare un nome.
La scena del delitto è la delegazione della Digos dell’Olimpico che si rivolge verso la curva del Napoli e parla con un capo ultras; il capo ultras fa cenno di assenso col pollice alzato e si rivolge alla propria curva per spiegare la decisione. Stop.
L’accusa più infamante è che a decidere di giocare la partita sia stato un capo-ultras, o per chi più informato o del napoletano, un noto figlio di un mafioso.
Personalmente, l’immagine del responsabile Digos dello Stadio Olimpico che va docile e sottomesso come un agnellino a chiedere a un capo ultras il permesso per giocare è tanto inverosimile da rasentare il ridicolo.
E’ evidente come quello sia stato invece l’ultimo passaggio di una trattativa condotta da Digos&co. con le due tifoserie (del Napoli ma anche della Fiorentina) per assicurarsi che ci fossero le condizioni perché la partita si giocasse senza problemi, come in effetti è poi stato.
Il fatto poi che quel capo-ultras fosse il figlio di un noto esponente della Camorra, non avrebbe dovuto innanzitutto suscitare indignazione, e magari volontà di reazione, per le da tempo comprovate infiltrazioni mafiose nel mondo del tifo organizzato, un mondo popolare (nel senso letterale “del popolo”) in cui dovrebbero dominare ben altre logiche? Ho letto invece molte poche dichiarazioni in tal senso.
In altre parole: per me è vergognoso interpellare “Genny a carogna” nella decisione se giocare perché significa che Genny a carogna è considerato un leader influente e rispettato del tifo napoletano.
Invece si considera scandaloso che la Digos decida di mediare con i rappresentanti delle tifoserie organizzate, che evidentemente non ci si può scegliere da sè, piuttosto che agire unilateralmente, in una situazione delicatissima in cui il delirio più assoluto poteva innescarsi da un momento all’altro.
Ben meglio farebbe la sinistra ad indignarsi perché i nazisti liberi occupano e gestiscono impianti sportivi nella capitale, perché gente va in giro con tanto di pistole manco fosse un far west, per l’assenza della politica nel prendere e scendere in campo per gestire quella situazione, platealmente rappresentata da Matteo Renzi e Pietro Grasso che rimangono intontiti e seduti al proprio posto in tribuna d’onore con lo sguardo perso nel vuoto. Genny a carogna altro non è che la dimostrazione che il vuoto lasciato dalla sinistra viene colmato dalle destre e dalla criminalità organizzata.
Il quesito è molto più controverso di quanto non appaia superficialmente: la Digos si dovrebbe rifiutare per principio etico di trattare con esponenti delle curve in situazioni di forte tensione se questi siano mafiosi, o fascisti (categoria ormai tristemente diffusissima nel mondo Ultras)? Forse in realtà quella del Mafioso è solo stata l’utile copertura, ma a possedere davvero fascino è l’idea che contro l’Ultras, nessuna pietà.
Non c’è forse campo dove la Thatcher abbia riscosso, più o meno consapevolmente, successo maggiore che quello della criminalizzazione del mondo Ultras e della legittimazione totale della repressione. Gli Ultras nell’immaginario comune sono diventate mere bestie da circo. Bestie da circo perché il loro unico habitat pare essere lo stadio e il loro unico linguaggio la violenza; che possano possedere una vita al di fuori di esso e esprimersi con differenti linguaggi non viene concepito. Ed è evidente che se l’unico linguaggio che una bestia feroce de-umanizzata può possedere è quello della violenza, solo la violenza può essere la risposta.
Una nota a parte, in chiusura, la merita un’altra questione, ovvero l’apparente scandalo per il quale la scelta di giocare la finale di coppa Italia fosse in balia dei tifosi. Sopratutto per chi ha mosso osservazione da sinistra, viene spontaneo domandare: se non nelle mani dei tifosi, nelle mani di chi dovrebbero essere le decisioni nel mondo del calcio? Delle Presidenze, delle logiche finanziario-speculative che tanta responsabilità possiedono nella situazione critica del calcio italiano contemporaneo?

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Author: Redazione

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4 Comments

  1. Ho letto interessanti spunti di riflessione anche se da me non del tutto condivisi.
    Propio per questo per continuare a discuterne vi suggerisco la lettura di questo articolo di Bhea che ho trovato anchesso di stimolo …..http://bit.ly/papaveri-e-papere-stadio-italia
    Vorrei poi lasciare alcuni quesiti sui quali mi piacerebbe avere la vostra opinione .
    Perche la tifoseria violenta ed organizzata ha trovato terreno fertile in cui insediarsi solo nel modo del Calcio?
    Non sono daccordo con la conclusione della tua riflessione ….sei propio sicuro che siano i tifosi a dover decidere se una partita deve essere giocata o no soprattuto in condizioni come quelle dell’altra sera?
    Certo non dovrebbero essere prese dalle presidenze come dici tu , ma non è forse vero che tutti i calendari del campionato e coppe sono decisi solo con logica speculativa?
    Perchè tu “Genny a carogna altro non è che la dimostrazione che il vuoto lasciato dalla sinistra viene colmato dalle destre e dalla criminalità organizzata.”?
    Certo le tifoserie di molte squadre hanno connotazioni politiche ben evidenti (il Livorno ha conntazione di sinistra) ma mi sembra che anche quelle di sx non siano meno violente …non sò se infiltrate con camorra o simile , però mi piacerebbe approfondire questo pensiero
    Grazie per le risposte che mi vorrete dare
    Filippo

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  2. Nel commento precedente ho dimenticato di aggiungere un paio di riflessioni/domande.
    Tutto ciò do cui stiamo discutendo arreca sicuramente danni di immagine al mondo del calcio. La mia riflessione e quindi questa ….perché ne Federcalcio (Abete fratello del presidente della Bnl ) ne le società di calcio stesse mai si sono mosse in modo concreto x debellare seriamente tutto ciò? Se ė vero che gli stadi di proprietà in pratica in Italia non esistono quindi pochi danni dati dai mancati incassi è anche vero che agli sponsor sicuramente ciò non piace.
    Un ultima cosa …voi ritenete che questi eventi si alimentano attraverso il disagio sociale del nostro tempo?
    Nuovamente grazie.
    Filippo

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  3. Filippo grazie per gli spunti di discussione. Io credo che su questo tema la sinistra è indietro ma non per deficit di analisi ma per il semplice fatto di non conoscere più “gli equilibri interni alla classe”. Il calcio non è semplicemente uno sport, per tanti e tante, è una passione, una comunità, un identità, un’appartenenza, una breve fuga dalla crisi e noi possiamo anche non essere d’accordo e viverlo diversamente ma dobbiamo prenderne atto. A vivere questi sentimenti poi, nella maggior parte dei casi, sono ragazzi mi verrebe da dire del nuovo proletariato diffuso, figli delle metropoli violente e delle periferie che all’interno di quel luogo ( la curva) sentono ed esprimono in parte la loro rabbia in parte la loro sottocultura. E’ sicuramente rabbia sterile, a-ideologica, priva di logica e progetto ma è cmq rabbia contro il sistema, un sistema che li sfrutta, ingabbia, offende tutti i giorni e che in quel momento è incarnato dalle forze dell’ordine. In una curva di una grande squadra ci sono 20.000 – 30.000 persone, ragazzi che un tempo avremmo chiamati figli del popolo che lasciati privi di un qualsiasi riferimento di valori (perchè il calcio può essere soprattutto questo), lasciati a vivere ed a sfogare la rabbia irrazionale e spontaneista e i loro istinti da branco sono preda dei peggiori fascismi, razzismi e campanilismi.
    Sul fatto se è giusto o meno che i tifosi decidano sulle sorti di una partita credo anche quì che l’analisi vada fatta su un altro terreno che centra poco con lo sport. Quando si hanno delle situazioni di conflitto delicate siano esse manifestazioni o altro la polizia ha il dovere di discutere con chi reputa in quel momento punto di riferimento del gruppo sia esso Genny a Carogna o chi per lui, non sta li a pensare alla fedina penale. L’altra soluzione è la repressione, la guerriglia o lo stato che asfalta i tifosi (o gli ultras che dir si voglia) con i carriarmati non ne vedo altre.
    La sinistra, per me, ma direi i movimenti democratici tutti dovrebbero stare nelle curve non perchè la violenza di sinistra sia meglio di quella di destra anzi proprio per combattere la violenza e soprattutto perchè la nostra essenza di soggetto vicino alle classi subalterne ci dovrebbe portare ad interagire, a sottrare e produrre alternative in quello spaccato sociale che purtroppo oggi percepiamo così distante.
    Certo è difficile e quello che succede tutti i giorni dentro e fuori gli stadi va condannato con forza e determinazione provando però a non legittimarli il sabato e condannarli la domenica. Io però ritengo un errore continuare ad attacare il tifo e il calcio rischiamo di fare di tutta l’erba un fascio e fortificare quella parte di tifo neofascista che agisce sugli istinti più bassi. Sul resto delle cose, dalle responsabilità delle società e della fercalcio alla speculazione mi trovo d’accordo. Pratichiamo nuovi modelli di sport popolare, valorizziamo le tifoserie sane, che ce ne sono, e sfidiamoli sul loro terreno, non mostriamoci borghesi disinteressati delle passioni del popolo. Per citare Togliatti in una conversazione con Secchia: ” Cosa ha fatto la Juventus? – Boh non lo so – E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?”

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  4. Cesare concordo con te . Nello specifico caso non si poteva fare molto altro se non ” scendere a patti ” con chi gestiva la curva in quel momento , e io gradirei che sempre prima di menare e manganellare si parlamentasse , sia negli stadi che nelle piazze. Capisco che la curva diventi luogo di aggregrazione e di condivisone , che trovano nel tifo un modo di riconoscersi parte di qualcosa di comune di ” valoriale”. Infatti credo che la demonizzazione di questo fenomeno sia sbagliato. Però non riesco a giustificare chi parte da casa con un tirapugni o una spranga per andare allo stadio con l’intento di azioni violente , come dici te va sempre condannata. Forse come dici te vista l’assenza di chi dovrebbe risolvere il problema , è giusto che noi si stia nelle curve per sottrare a quaste dinamiche coloro che ne sono facile preda. Diversamete continueremo a vedere scene inqualificabili sfruttate a dovere di volta in volta.
    Grazie per la risposta

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