Sul 12 Aprile

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Negli occhi abbiamo ancora il poliziotto che sale su una ragazza stesa a terra inerme e purtroppo come immagine, a chi le piazze le ha attraversate, non è assolutamente nuova.
Questa volta il giudizio politico che possiamo dare noi su quella giornata e sulla scelta di quelle pratiche di conflitto in piazza ci sembra irrilevante, da analizzare c’è di sicuro la risposta smisurata, violenta e brutale della polizia. Un po’ potevamo anche aspettarcelo, lo schema è già visto, i movimenti per certi aspetti “costretti” dal momento attuale a disporsi e isolarsi su parole d’ordine sempre più radicali e dure, in un gioco sempre più per duri e pochi e non per tanti e diversi come si pensava in passato, dall’altra però il decreto Lupi, la criminalizzazione e le continue provocazioni, gli sgomberi dei giorni precedenti, i giornali che allertano sull’arrivo dei black bloc, la città barricata e il clima da guerra civile attesa.
La gestione della giornata ha davvero dell’incredibile, l’uso delle “maniere forti” rispetta gli appelli dei giorni precedenti di certa stampa. Poi il primo contatto con la testa e con il “BlueBloc”, corteo spezzato, feriti e fermi. I commenti degli esponenti politici della maggioranza e del governo Renzi chiudono il quadro, tutto liquidato in pochi secondi come “i soliti 50 violenti”, a legittimazione di qualsiasi comportamento di “autodifesa” della polizia, anche i più spregevoli, e nessun altro commento né sulle rivendicazioni, né sul diritto di manifestare e rivendicare casa, reddito e dignità in una crisi che si allarga a vista d’occhio e in un clima di disperazione sociale dilagante.
Sono anni ormai che ci risuona in testa il dibattito violenza-non violenza ma questa volta non vogliamo affrontarlo perché non possiamo in nessun modo legittimare quello che è successo: anche se la manifestazione ha assunto un carico di tensione e di rabbia elevata, anche se per noi è caduta nella trappola e nel vortice testosteronico ed estetico del giocare alla guerra, la risposta delle forze dell’ordine è un chiaro segnale a tutti i movimenti ed a tutte le forze d’opposizione a questo governo. La forzatura con cui il premier attuale ha soppiantato Enrico Letta non è avvenuta gratuitamente ma si è mossa in un quadro in cui tutti i poteri forti e le governance Europee hanno chiesto garanzie e sicurezza estrema di stabilità in Italia. Renzi è l’uomo forte acclamato dalle folle e se addirittura la democrazia in questo momento è un ostacolo figuriamoci cosa possano rappresentare i movimenti e le lotte. Non a caso a guardia di ciò c’è la destra, la solita destra per anni Berlusconiana, e un “rodato” ministro degli interni come Angelino Alfano.
Questo è il quadro di cui prendere solo atto, nessun passo indietro anzi la speranza di farne altri cento avanti insieme, eterogenei, pacifici ma determinati e nell’immediato per l’ennesima volta rivendicare a gran voce i numeri identificativi per gli agenti, continuando a produrre dibattito su questo tema, sperimentando nuove coalizioni sociali e provando ad uscire dal settarismo.
Vista la situazione, lo stato di diritto sotto attacco e la democrazia sfilacciata è forse prioritario ripristinare almeno le condizioni minime di azione e il perimetro di tutela dei diritti in primis quello a non subire abusi durante un corteo.

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Author: Admin

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