Cos’è l’antifascismo oggi?

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Partigiani-sempre-maglietta
Sono passati cinque giorni dal 25 Aprile, dai cortei colorati, dalle iniziative nelle scuole e nei quartieri, dai concerti, dai canti partigiani. E’ passato appena un giorno dal corteo a Milano in commemorazione della morte di Ramelli e dal controcorteo che ha sfilato per le vie di una città Medaglia D’Oro della resistenza. Le polemiche sulla partecipazione del sindaco Pisapia alla commemorazione non si sono ancora spente.

Viene da chiedersi: cos’è l’antifascismo oggi? Perchè in questo difficile clima di crisi economica, di disoccupazione, di trasformismi e corruzione, tante persone riescono ancora a sentirsi chiamate in causa da un tema all’apparenza lontanto, storico, identitario, nel migliore dei casi fondativo di un senso nazionale?
Com’è ovvio a questa domanda non esiste una sola risposta che valga per tutti. Provo a partire da un dato personale per trovare una risposta possibile.

Poco fa spulciavo il sito di Beppe Grillo, sentivo che la mia risposta si nascondeva in mezzo a urli, strepiti e idiozie varie e in particolare all’uso di quel sintagma orribile: “Peste Rossa”. Certo, vedendo il video di Piombino è facile capire il riferimento a tutto quel mondo di micropotere autoreferenziale che una certa sinistra di governo a costruito negli anni e che di certo esprime il volto peggiore della sinistra in Italia. Resta il fatto che però “Peste Rossa” ha un valore connotativo altissimo: la peste, il male, la morte, sono rosse, il rosso è male. Tutto il rosso è male. Non c’è distinzione, non c’è analisi, non c’è spiegazione. Quello che resta è la certezza che rosso e male siano associati in modo inscindibile.
Poi ho guardato meglio il blog. So che in questi anni sono stati molti libri riguardo la comunicazione di Beppe Grillo, io mi metterò qui a fare un lavoro analitico ma mi limiterò a dare un’impressione: rabbia e violenza, superficialità, effetto scenico. Quello che rimane è un senso di guerra aperta.
Credo che con calma potrei trovare centinaia di espressioni di Beppe Grillo definibili “antidemocratiche” ma non mi ci metto neppure, mi basta questo: Un partito che raccoglie temi classicamente di sinistra in Italia (si pensi all’ecologismo, al reddito di cittadinanza etc) usa un’estetica, un lessico, una forma profondamente e sfacciatamente fascisti. Vorrei ricordare che Beppe Grillo stesso ha affermato che definirsi antifascista non gli interessa e questo non ha fatto diminuirei di una virgola il suo consenso.
Ripenso anche a quello che è avvenuto il 25 Aprile nella mia città natale, Saronno: la polizia ha caricato uno spezzone di corteo costituito dal Comitato Antifascista e dal Telos, venuto in piazza a contestare l’amministrazione comunale. Io ero via quel giorno ma parlandone poi con compagni ho raccolto le loro impressioni e in particolare quella di un’amica che mi raccontava di un suo dialogo con una ragazza del Telos. Questa difendeva il suo diritto a fischiare un partigiano che stava parlando sul palco paragonandolo al diritto rivendicato dalla sinistra a non far parlare le forze neofasciste.

Questi vari stimoli si sono mischiati nella mia testa e quella che segue è un’ipotesi di sintesi.

Negli anni la sinistra ha fatto alcuni errori non rendendosi conto di quanto a fondo essi scavassero nell’immaginario collettivo: alcuni movimenti hanno assunto un’estetica sempre più volenta e machista, il PD (ma era un processo già evidente coi DS) ha abdicato a una seppur formale rappresentatività delle classi lavoratrici, i sindacati sono rimasti orrendamente spiazzati dal precariato e non hanno saputo creare una forma di rappresentanza per una classe lavorartice ormai non più marginale e allo stesso tempo hanno costruito un apparato di potere sempre più distante dai lavoratori, tutto ciò che era alla sinistra del PD ha finito per rinchiudersi in logiche di autoconservazione sterile riducendosi a una lenta agonia. Il risultato è stato il crollo non tanto delle ideologie (che per definizione non possono crollare: se vivessime senza più idee del mondo diventerebbe quasi impossibile anche solo alzarsi dal letto la mattina) quanto delle griglie di lettura del reale: moltissimi non hanno più saputo capire chi proponeva loro delle chiavi d’analisi e delle soluzioni reali e chi invece gliela stava “mettendo in culo con la speranza” (altra frase presa dal comizio di Grillo a Piombino che trovo quanto mai orrenda e significativa). E’ stato allora che l’antifascismo ha perso di senso. Un mio carissimo amico militante una volta mi ha detto “io non sono di sinistra perchè di sinistra sono quegli stronzi del PD che condannano i miei compagni NOTAV”. Eccolo lì il meccanismo nella testa di Grillo e di alcuni grillini è diventato: “a me non interessa dirmi antifascista perchè antifascista lo è il PD” ed ecco che allora usare frasi fasciste non è stato poi un problema.

Il mio 25 Aprile è stato anche questo, riaffermare che chiunque sia in piazza con me quel giorno io continuerò sempre a dirmi antifascista e a praticare l’antifascismo non solo coi controcortei, coi presidi davanti alle sedi di Cuore Nero o Ordine Nuovo, ma praticando l’antifascismo in tutte le sedi possibili, sostenendo i valori della partecipazione alla vita politica, rivendicando la parzialità della mia visione e rifiutando l’estetica aggressiva della rabbia violenta. L’antifascismo è stato prima di tutto la presa di coscienza della necessaria partecipazione, del proprio dovere personale e dell’importanza della comunità, dell’essere insieme nella lotta. I partigiani non erano tutti garibaldini, non erano nemmeno tutti socialisti o comunisti, quello che li accomunava non era una stessa visione economica o ecologica e nemmeno una stessa idea di mondo. Era solo la necessità di riprendere in mano la propria vita come individui e come paese, di riscattarsi e dimostrare di poter essere emancipati dalla dittatura. Questo non vuol dire riappacificare o annulare le differenze o dimenticare le contrapposizioni le contestazioni e le lotte. Vuol dire ricordarsi che prima di tutto viene il rifiuto per le spranghe, per l’arroganza, per i soprusi, per le semplificazioni deliranti e gli sproloqui esaltati, per la violenza gratuita sul debole e per i machismi… insomma, per il fascismo. E che questo rifiuto non è affatto scontato…

Matilde

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Author: Admin

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3 Comments

  1. Bello, e lo condivido pienamente. Mi concedo una riflessione. Oggi purtroppo io non vedo quale partito politico o associazione o movimento sia in grado di agire in modo tale che questi valori vengano riaffermati come fondamentali nel vivere quotidiano. Credo che sia proprio attraverso l’attuazione di questi valori , che poi si ritrovano nella nostra costituzione, che si debba ripartire per respingere l’ondata di qualunquismo che sta facendo si che sia i giovani che i meno giovani sì comportino come te hai descritto.
    Ripartiamo da queste riflessioni su alcuni valori dari per scontati nel mondo della sinistra per provare a ricostruirla, avendo il coraggio sia di dirci gli errori fatti , ma soprattutto di cambiare e ripartire

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  2. Articolo molto interessante, che sottende un po’ di temi.
    Partiamo con una ammissione: siamo due compagne che tra le tante definizioni che hanno utilizzato non sentono il bisogno di utilizzare l’etichetta “di sinistra”. Non perché di sinistra sia il pd. Poco ci interessa anche connotare cosa sia la sinistra, siccome la parola stessa richiama, volente o nolente, a una geografia non politica, ma squisitamente parlamentare. A noi, onestamente interessa più agire dentro e oltre la metropoli che dentro le sedi istituzionali. Non siamo di sinistra perché noi non ci sediamo, ne a sinistra ne altrove. Scusate la pignoleria, ma è necessaria se si vogliono fare discussioni sulle categorie politiche.
    Il centro critico dell’articolo ci pare: cos è l’antifascismo? E connesso cos è la resistenza? Lo decliniamo così. È tratto identitario di una parte politica, che Matilde chiama sinistra e noi vogliamo allargare a chi si sente post operaista, insurrezionale, autonomo, disob.., antagonista? Oppure è pratica del quotidiano, che nel 1943-5 ha assunto una forma, ma come ogni linguaggio rivoluzionario può e deve essere coniugato in base alla configurazione del potere oggi?
    Questo è importante, perché molto pragmaticamente ci passa la legittimità delle contestazione al pd. Se è l’identità la risposta allora la contestazione deve essere posta fuori dall’ambito dell’antifascismo, richiamandosi anche il pd a quella cultura politica. Consci però che lo stesso richiamo identitario è proprio dei popolari, anche quando governano con le peggiori destre. Tutti legittimi e tutti egualmente antifascisti? Se no quali strumenti proponi per la distinzione, qual è il limite? E chi è “guardiano” dell’antifascismo? Non dirci i partigiani, se no tra 10 anni torniamo a chiedertelo.
    Se l’antifascismo è il nome che vogliamo dare alle pratiche di resistenza e liberazione dallo stato di oppressione, allora è legittimo che i no tav contestino il partito di Esposito, che a Bologna i precari contestino il partito delle coop e tutti gli altri episodi che conosciamo. Ma allora perché chiamarlo antifascismo? Perché non atto di liberazione? Perché utilizzare e render vive quelle date che fanno parte di una religione civile dello stato?
    L’altro grande assente dallo sviluppo dell’articolo, l’altra silenziosa presenza, è il tema della illegittimità dei fascisti nella politica. Su questo argomento noi due ci siamo già scornate più volte… Qual è la fonte di legittimità? Un paio di risposte le abbiamo, ma vorremmo leggere i vostri ragionamenti a riguardo, visto che il comune conoscente che ci ha segnalato l’articolo vi ha presentato come luogo di discussione… Proviamo solo a buttare un paio di ragionamenti, per spiegare quali piani non ci interesserebbero approfondire.
    Noi siamo convinte che, nonostante 4000 anni di discorso a riguardo, dai 10 comandamenti in poi, la legge non sia divina, intoccabile e incontestabile. Neanche la costituzione, neanche le disposizioni transitorie. La costituzione è il prodotto, come ogni legge, di un determinato rapporto di forza. È di per sé conservativo. Se la delegittimazione dei fascisti è per noi da conservare, non può essere fatto in nome della conservazione stessa, ma il perché va cercato al di fuori.
    Anche la motivazione storica non è lineare… La stessa storia, la memoria e l’oblio non sono neutri ma condizionati dal potere. Chi si assume il compito d’insorgere non può accontentarsi del racconto storico senza criticarlo.
    Inoltre la nostra storia (e poi, nostra di chi? Quella dei gap milanesi? Dei partigiani italiani? Dell’opposizione al nazismo europeo? Analizziamone anche le differenze spostando il centro del l’analisi… Siamo sicuri che basti il minimo comun denominatore tra queste definizioni per definire l’antifascismo?) come può aiutarci a capire i fascismi lontani nello spazio e nel tempo?

    Per ora ci fermiamo qui, consapevoli di aver detto la metà di quello che sappiamo, che è un centesimo di quello che serve per fare una analisi dell’antifascismo da chi si pone oltre l’istituzionalità. Colmate voi il gap, magari a partire da Matilde che ancora ringraziamo per il pretesto 😉

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  3. Ciao Alessì!
    Prima di tutto vorrei dirvi che sono felicissima che abbiate risposto 🙂
    Ovviamente le domande che fate e le questioni che ponete sono molte e molto complesse, cosa che evidenzia quanto bisogno ci sia di aprire spazi di ragionamento.

    Siccome la pignoleria mi appassiona, raccolgo l’invito a ragionare sul lessico. Avete ragione, sinistra rinvia a un concetto governista che è escludente, quale altro termine potremmo usare? Il mio obbiettivo era, semmai, il contrario: trovare un termine che definisca nel modo più ampio e aperto possibile tutti coloro i quali si rifanno a una visione della società che tuteli le differenze, che tenda ad eliminare l’emarginazione, che creda nella possibilità del dialogo, che rifiutino l’arroganza della parola come della violenza, che si rifacciano o meno alla storia del socialismo o del comunismo o dell’anarchia. Dunque qualcosa che includa davvero un amplissimo panorama e che trascuri tutte le sostanziali e importanti differenze che lo animano. Per me questi sono coloro i quali hanno una visione e una concezione antifascista. Accetto varie e svariate proposte al riguardo.

    Su cosa sia la Resistenza secondo me bisogna dare due risposte disgiunte: La Resistenza, è stata un evento storico che va letto in due diversi modi a seconda del ragionamento e del contesto: l’evento storico per quello che è stato; l’evento storico per quello che ha significato nel racconto collettivo della nazione; la resistenza come pratica quotidiana di chi lotta e si oppone alle pratiche fasciste. (Lo stesso ragionamento, per altro, lo farei per il termine Fascismo). Secondo me questo è in parte il problema: il 25 Aprile è la festa della Resistenza durante la quale, giustamente in parte, le resistenze vogliono essere considerate. Io al riguardo ho una posizione abbastanza rigida: visto che la nostra nazione ha vissuto e vive un costante attacco alla resistenza come mito fondativo e visto che secondo me è un bel mito fondativo, il 25 Aprile dovrebbe essere preservato come festa della Resistenza e ci si dovrebbe concentrare sulla tutela di quel patrimonio culturale e valoriale, proprio perché il racconto storico non va lasciato al potere costituito ma deve’essere un fatto collettivo e plurale. Secondo me questo farebbe bene anche alle molteplici resistenze quotidiane che se vivessero in un’Italia più convinta che partigiani e repubblichini non sono la stessa cosa avrebbero un terreno ben più fertile in cui muoversi. Capisco però che questa mia posizione sia di fatto una posizione sulla strategia e non sul merito (la lotta NOTAV, per citare la più famosa e facile, per me è una resistenza) e in quanto tale la rimetto in gioco in ogni momento.
    La lotta partigiana al suo interno è stata disomogenea, mio nonno partigiano ha votato DC tutta la vita e non sono certa che le sue posizioni di oggi in merito a molte questioni sarebbero così lontane dal PD. La lotta partigiana all’antifascismo è stato un fenomeno complesso e onestamente, sì, è giusto che anche il PD e i popolari se lo rivendichino perché è anche un loro patrimonio e lo è storicamente. Fargli notare che oggi agiscono alleati ai fascisti e che attuano e avallano pratiche repressive fasciste è altrettanto corretto, per un problema di opportunità, ripeto solo per una valutazione strategica di priorità, non lo farei il 25 Aprile.

    I guardiani dell’antifascismo… complesso… i partigiani storici di certo non possono esserlo, non è più il loro tempo e credo che essi stessi lo sappiano benissimo. Io credo, e so che la cosa suona retorica ma è davvero l’unica risposta che so dare, che tutti gli individui e le comunità che praticano pratiche e lotte antifasciste lo siano. E credo che il modo migliore per esserlo sia non erigersi a unici guardiani dell’antifascismo. Questa è un’eredità pesante, va raccolta in massa accettando le parzialità e le differenze di ognuno nel portarla, altrimenti, nel momento in cui si decide che il proprio è IL modo di raccoglierla, la si è già tradita. Io trovo che tutti coloro i quali rifiutano la logica facile della prepotenza, della sopraffazione e si intestardiscano nella lotta per la difesa e la tutela di tutte e tutti sia un guardiano dell’antifascismo, anche inconsapevole. Forse uno dei nome più forti e che meglio esemplificano quello che voglio trasmettere è quello di Don Gallo.

    La questione della legittimità invece l’affronterei nel seguente modo: la costituzione è frutto di un determinato rapporto di forza, come ogni legge e come ogni legge è conservativa e quindi va superata. D’accordissimo. Ma io credo che la costituzione sia anche qualcos’altro. È un documento fondativo dal punto di vista della cultura e dei valori che una nazione decide di darsi, ciò non toglie quanto detto sopra. Ora, se io penso che i valori antifascisti siano fondativi del mio stato e debbano esserlo (non li ripeto perché sarebbe la millesima volta) difendo il fatto che la Costituzione definisca il fascismo illegittimo. Io personalmente sono convinta che sia così per il semplice fatto che il fascismo è peggiorativo e non tutela la giustizia sociale. Certo, se la mia Costituzione sancisse anche, per fare un esempio, la sacralità della terra e la sottomissione dell’economia al benessere della comunità, sarei ancor più contenta. Il fatto che molti exfascisti nemmeno tanto ripuliti siano al governo mi fa ribrezzo e mi preoccupa. Mi preoccupa ancor di più che la cosa non turbi l’opinione pubblica che anzi si sbraccia a difendere il diritto di parola di Ordine Nuovo.

    Su quanto il 25 Aprile, il racconto della nostra storia (la terrei sulla lotta partigiana italiana per non esagerare) possa aiutarci a capire i fascismi e le lotte di resistenza ai fascisti: io credo che possa farlo eccome! Prima di tutto ci insegna a ricordare e a ricercare il ricordo, fatto utile per capire qualsiasi evento storico; poi insegna un senso di patriottismo incredibilmente sano, inteso come lotta per la propria comunità e per la sua libertà da un potere dispotico, oppressivo, lontano e arrogante; insegna il senso di una lotta collettiva, la possibilità di un riscatto umano e la capacità di tornare a decidere di sè e di ribellarsi; insegna anche tutte le contraddizioni e le difficoltà di questo percorso, a non mitizzare e a non ricercare eroi o martiri ma uomini. L’altro giorno mi leggevano dei passaggi del libro di Egidia Beretta su suo figlio, Vittorio Arrigoni. Non ho qui il libro, ma ricordo distintamente un passaggio in cui spiegava benissimo la connessione intima che viveva tra la resistenza palestinese e la resistenza italiana. Ecco, secondo me quando la storia partigiana italiana ti è entrata sottopelle hai più possibilità di capire e di sentire tua la lotta palestinese, non è detto che lo farai, ma hai qualche strumento in più per poterlo fare.

    So benissimo di non aver colmato il gap, d’altra parte era un compito davvero arduo, ho provato solo a rispondere a qualche questione così come mi è venuto e se voleste continuare il discorso ne sarei felice perché vedo bene come molti passaggi siano ancora tutti da masticare a ragionare.
    Grazie ancora per lo stimolo

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