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simbol_altragorà

 

AltrAgorà è l’esigenza di riaprire un campo di interlocuzione tra le vertenze sparse in tutta Italia e la politica

troppo spesso chiusa nel binomio tattica-opportunità.  Assistiamo ad una necessità sempre più diffusa

di prendere parola e di sentirsi protagonisti di percorsi di partecipazione e movimento, ma allo stesso

tempo vediamo sempre più spesso come il meccanismo si sia negli anni inceppato, costringendoci ad

un arretramento nelle elaborazioni. Ciò tanto a causa della mancanza di coraggio nell’osare nuove analisi

quanto a causa dello svuotamento di significato delle pratiche politiche attuali diventate repertorio di routine.

Sentiamo che tanti dei percorsi avviati finora sono parziali perché incapaci di ricostruire un orizzonte ampio

nella sua complessità, persi nei propri frammenti particolaristici e impossibilitati a parlare fuori dai recinti

classici, costringendoci o ad essere minoritari o ad essere inconcludenti e subalterni al personalismo.

Sentiamo il bisogno di ricostruire quel contatto reale con la moltitudine che si muove nei territori, nelle

università e nelle metropoli. Il nostro obiettivo è quello di riaprire uno spazio di contatto cioè raccontarsi,

raccontare, raccogliersi e radunare. Riaprire una piazza, un luogo, uno spazio di aggregazione e socialità

nell’epoca della democrazia digitale, nella nuova polis, nella metropoli che viviamo, figlia dei flussi e del

capitale etero.

Per questo partiamo da un’AltrAgorà, un’Agorà digitale, fluida, in movimento, ma comunque connessa e

interconnessa nel nostro presente, nel reale, spesso lontano dai nostri desideri, frammentato in centinai di

rivoli individuali, in mille lotte giornaliere di comunità locali per geografia ma che rivendicano diritti globali

e universali. Pratiche, molto spesso, etichettate come illegali, ma che rivendichiamo e rappresentano il

nostro agire. In una realtà fatta di disuguaglianza, sfruttamento, miseria dove ogni giorno i diritti elementari

vengono calpestati parlare di legalità è un eufemismo. Un’Agorà dove rifondare un diverso concetto di NOI,

modificando parole d’ordine e schemi già visti.

Chi crede ancora nei movimenti e nell’alternativa allo stato di cose presenti ha bisogno di costruire nuovi

luoghi e nuove alleanze a partire sia dai temi che ci vedono soggetti in causa come la precarietà, i diritti,

i saperi, l’Europa e la difesa dei beni comuni, sia dai propri portati emotivi, dall’impossibilità di costruirsi

traiettorie di vita, dalla rabbia, riconoscendone il carattere comune, sovragenerazionale e transgenere e

cercando di socializzarla, renderla motore creativo di un processo di trasformazione del reale.

Dentro la crisi dello stato nazione non possiamo che rilanciare questa elaborazione e le nuove pratiche

di lotta sul terreno Europeo che è, ad oggi, il terreno del conflitto più avanzato dove provare ad invertire i

processi di Austerity. Gli interventi imposti dalla Troika per affrontare la crisi incidono e decidono della vita

di milioni di persone in Europa. Paesi come Grecia, Italia, Spagna, Romania, Irlanda, Portogallo, Cipro,

dove il welfare è stato pesantemente messo in ginocchio dalla crisi economica dell’ultimo decennio, sono

chiamati ad applicare politiche di austerità, misure di risparmio e di taglio alla spesa sociale, per ricevere

aiuti e sostegno dalla stessa Troika. Con loro e con quanti in tutto il mondo subiscono gli effetti della crisi

abbiamo il dovere di costruire nuove coalizioni per impedire il continuo saccheggio sui territori, sui precari e

sui migranti.

La crisi non è solo la sommatoria di decisioni sbagliate prodotte da questo e quell’altro governo fantoccio ma è chiaramente

il capitalismo stesso ad essere in se crisi.  La povertà, la disoccupazione, la precarietà, l’assenza di diritti

e politiche di accoglienza, la distruzione dei territori sono le armi che utilizza per avanzare con forza nel

progetto globale di dominio. L’unica libertà che ci resta è quella di decidere tra disoccupazione e precarietà,

tra disperazione e ricatto ed è a questo che vogliamo sottrarci ed opporci.

AltrAgorà sarà una connessione tra diversità individuali e collettive unite dalla consapevolezza che nella fase

in cui siamo c’è bisogno di coraggio e radicalità, di collaborazione e condivisione, di fiducia e cooperazione,

di passione e conflitto. La crisi della rappresentanza aumenta ogni giorno di più, i partiti novecenteschi

sono sempre più scatole vuote ed impenetrabili, luoghi di produzione di personalismi, chiusi in un dibattito

senza nessuna connessione con la vita vera. Pensiamo sia necessario continuare ad aprire relazioni al loro

interno, far scoppiare contraddizioni e produrre momenti di prossimità e alleanza, soprattutto nei territori, per

produrre nuovi rapporti di forza e generare virtuosità, rigenerando processi critici capaci di riscrivere le

forme della politica, comprese quella istituzionale, cercando di scardinarne i meccanismi di riproposizione di

gestione dei micropoteri, cercando di rendere quegli spazi realtà aperte alle contaminazioni.

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