#boycottinvalsi: riflessioni su scuola e valutazione

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Da un compagno dei collettivi che hanno animato il boicottaggio #noinvalsi riceviamo e pubblichiamo volentieri questi spunti e riflessioni.

 

Le giornate del 12 e del 13 maggio, già anticipate una settimana prima con scioperi e proteste dei lavoratori della scuola, hanno visto una mobilitazione molto significativa contro il sistema di valutazione Invalsi, appoggiata da un’ampia fetta di quelli che sono i soggetti politici del mondo della formazione.

Per la prima volta, dopo diversi anni di analisi, contro-informazione e iniziative sul tema, siamo riusciti a creare una reale opposizione sociale da parte di studenti, docenti e genitori, che ha manifestato una forte contrarietà verso le prove e, più nel complesso, verso quel sistema di valutazione che sta dietro all’Invalsi. Picchetti, presidi e cortei più o meno spontanei hanno raggiunto scuole e provveditorati in tutta Italia, andando ad ottenere un notevole riscontro mediatico ed entrando quindi finalmente, dopo tanti sforzi, nell’opinione pubblica.

Oggi, infatti, gli studenti medi italiani cominciano ad avere gli strumenti necessari per comprendere quali siano le problematiche di questo sistema e per affermarne un’opposizione motivata, che non si basa su slogan semplicistici, bensì sulla consapevolezza che l’Invalsi non solo non è la soluzione a tutti i mali dell’Istruzione italiana, ma ne costituisce un ulteriore peggioramento su fronti differenti.

Valutare nel complesso la situazione scolastica non è un concetto sbagliato di per sé, lo è invece per come e con quale scopo lo valuta l’istituto Invalsi, che rappresenta un vero e proprio emblema del fallimentare sistema scolastico, rispetto al quale sta assumendo, sempre di più, una posizione centrale.

Innanzitutto, se la reale intenzione delle prove è quella di valutare il sistema scolastico, sembra lecito chiedersi per quale motivo queste siano somministrate su base censuaria e non invece campionaria come avviene per gli altri istituti europei, spendendo tra l’atro una cifra di circa 15 milioni di euro l’anno.

Assolutamente inaccettabile, quando tagli trasversali all’Istruzione sono all’ordine del giorno e non si trovano i fondi per sanare le disastrose condizioni dell’edilizia scolastica.

Inoltre, il MIUR utilizza i test Invalsi per diversi motivi: da una parte per costruire un preciso modello di scuola antidemocratico, escludente e nozionistico, attraverso una valutazione che fissa gli obiettivi minimi e massimi in termini di “qualità”, dall’altra per giustificare le politiche del MIUR stesso, senza potervi incidere realmente. Questi due elementi sono collegati tra di loro: infatti, al generale calo della qualità dell’istruzione, registrato dai test, sono seguite politiche di tagli trasversali e di smantellamento della scuola pubblica.

I vari governi che si sono susseguiti in questi anni hanno sottoposto sempre di più l’intero sistema scolastico alle leggi aziendalistiche del mercato, pensando che in questo modo la scuola potesse divenire più efficiente. Queste logiche sono state accompagnate da una retorica esasperata di una necessità di parametri scientifici per verificare le nozioni di studenti di scuole in cui i programmi didattici sono differenti. Questo modello danneggia la didattica e le attitudini e le capacità individuali degli studenti, che nei test Invalsi non trovano riscontro.

Come se non bastasse, secondo il meccanismo di premialità che il MIUR intende mettere in campo a seguito dei risultati del test e alla conseguente allocazione di risorse che deriva da tale classificazione delle scuole italiane, i docenti potrebbero essere propensi a dedicare una consistente percentuale di ore di didattica al cosiddetto modello del “teaching to test”.

Il sistema Invalsi è anche fortemente classista nella misura in cui non considera le condizioni di partenza dei vari istituti, dovuti principalmente alla loro posizione geografica e composizione sociale. Questo, insieme alla retorica della “meritocrazia” e della competizione tra le scuole, che porta ad assegnare fondi agli istituti in base ai risultati ottenuti, a lungo termine, non farà altro che aumentare le già esistenti disparità tra le diverse scuole.

Con questi temi noi studenti siamo entrati in tutte le scuole durante la primavera e abbiamo sensibilizzato la popolazione scolastica con assemblee e iniziative, tanto che la mattina del 13 intere classi, in alcuni casi con l’appoggio e l’aiuto da parte dei docenti, non sono entrate o hanno consegnato il test in bianco. Insomma, l’appena 2% di boicottaggio dichiarato dal MIUR non ci fa che sorridere.

Federico Gutgeld

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Author: Redazione

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