Ospedale Umberto I

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Indirizzo: Via Solferino 16

Tipologia: Sanità, Ospedale

Epoca: XIX secolo

Condizione Giuridica: proprietà Ente Pubblico Territoriale, Regione Lombardia

 

 

Intervista a Rolando Villa, ex Archivista dell’Ospedale

Rolando Villa diventa capo archivista nell’Ufficio Archivio Protocollo dell’Ospedale di Monza dopo la morte improvvisa del Capo Ufficio precedente.

“Gestire quell’Ufficio all’ospedale era complesso ma soddisfacente: significava che in un anno l’archivista doveva protocollare a mano circa 30’000 missive in arrivo e altrettante in partenza. Infatti doveva occuparsi della gestione dell’archivio storico, di quello relativo alla struttura ospedaliera (che al tempo aveva 1100 posti letto), della Pia casa di ricovero e dell’Opera Pia Bellani”.

Gli edifici e la struttura

L’archivio è al primo piano del palazzo di amministrazione, le finestre guardano il giardino interno e dominano i vari padiglioni di cui è costituito l’ospedale.

L’edificazione del complesso fu possibile grazie ad una donazione del re Umberto I, che nel 1890 finanziò un nuovo ospedale che sostituisse il vecchio nosocomio: la struttura doveva adattarsi alle nuove scoperte in campo medico, separando i pazienti a seconda della ragione di ricovero. Così nel Novembre 1896, da disegno dell’architetto Balossi, l’Ospedale viene inaugurato e nacquero i vari padiglioni che vediamo oggi, collegati fra loro da passerelle. […]

I collegamenti fra un corpo e l’altro erano costituiti da pensiline aperte, anche verso le sale operatorie! Prima dell’espansione, quando la capienza totale era di 208 posti letto, vi erano in totale un chirurgo ed un ginecologo, quindi chi veniva operato doveva andare in uno specifico edificio passando in barella all’aperto. «Il rischio era dunque che l’operazione andasse bene, ma che il paziente morisse di polmonite!».

Passerella_retro

Le piante organiche dell’Ospedale

Per secoli la pianta organica dell’ospedale di Monza, prima della costruzione dell’Ospedale Umberto I, era di poche persone, 4 o 5: due infermieri, un capo infermiere, un chirurgo ed un aiuto chirurgo. Una figura chiave era quella di chi gestiva la farmacia interna all’Ospedale, «che doveva rimanere sempre a disposizione, dall’Ave maria mattutino…fino a mezzanotte».

«Fino all’inizio secolo, era normale che vi fosse un solo chirurgo, che quando doveva operare un paziente, la sera prima chiedesse alla “Bruna” (così veniva chiamato chi lavorava alla camera mortuaria) di preparare un cadavere per esercitarsi su quell’operazione specifica».segnaletica

La costruzione dell’Umberto I, quando gli industriali “brigàvan”

I terreni delle Opere Pie esistenti a fine ‘800 risultavano non sufficienti per il progetto del nuovo
(per allora) ospedale. Come già detto il progetto fu finanziato dal Re, ma i lavori non iniziarono fino a che anche gli industriali non vollero contribuire di tasca propria, nel 1894.

La storia dell’Ospedale Umberto I rimarrà legata per tutta la propria vita alle donazioni degli industriali e dei Monzesi illustri ed abbienti, tanto che una delle espressioni dialettali più autenticamente monzesi “Brigà”, ovvero pagare, si vuole derivi dal Commendatore Brigatti, conosciuto per la generosità nel pagare le varie spese ordinarie necessarie alla vita quotidiana dell’Ospedale.

[…]

Verso la dismissione

Nell’Aprile del ‘63 viene posata la prima pietra dell’Ospedale Nuovo, mentre nel frattempo iniziava la lenta e graduale dismissione dell’Ospedale Umberto I. Comincia così l’ultimo “trasloco” dell’Ospedale di Monza, dopo che nel corso dei secoli si era già mosso fra la casa del Santo (San Gerardino), la Piazza del Mercato, la chiesa di San Gerardo, forse anche il tribunale. […]

DSC_0456La situazione oggi

La sovrintendenza archivistica ha vietato di toccare l’ospedale in quanto monumento storico, espressione architettonica neoclassica. A conferma di ciò, la sentenza di terzo grado del ricorso al Tar fatto dai proprietari, vieta che si intervenga rovinando il patrimonio architettonico. Anche i pali in ghisa che sostengono le pensiline sono unici, così come la statua di Umberto I con lo stemma Sabaudo.

Oggi la struttura è utilizzata parzialmente: su via Solferino il padiglione Brigatti per radiologia, prelievi, cardiologia; dall’altra parte della facciata neoclassica l’Assessorato ai Lavori Pubblici e, fino a qualche anno fa, anche il padiglione D, dove c’era un corso di laurea dell’università Bicocca, che ora è dismesso.

Tutto il resto giace, inutilizzato.

Si ringrazia di cuore Rolando Villa.

Per l’intervista completa: http://www.altragora.it/wp-content/uploads/2016/03/OspedaleUmbertoI.pdf

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